Una mazzata allo sport: firmata Ultras della Torres
Campobasso-Torres è finita 1-1.
Ma questa volta il risultato è solo una parte del racconto.
Le immagini più pesanti della giornata, infatti, non arrivano dal terreno di gioco, ma da ciò che è successo attorno allo stadio: durante la fase di afflusso, secondo quanto riferito dalla Questura di Campobasso, circa 60 tifosi della Torres hanno costretto l’autista dell’autobus a fermarsi in un luogo diverso da quello inizialmente stabilito e si sono avvicinati alla zona della Curva Nord Michele Scorrano. Il gruppo è stato bloccato dal personale impegnato nel servizio di ordine pubblico e successivamente ricondotto nel settore ospiti.
La vicenda non si è però fermata all’ingresso dello stadio: nel corso della partita sono stati danneggiati gli arredi dei bagni del settore ospiti. I tifosi della Torres sono stati identificati e sottoposti a controlli e, secondo la Questura, la perquisizione ha consentito di rinvenire 40 bastoni camuffati da aste da bandiera.
La Questura ha comunicato che, per le condotte tenute dai supporter sardi, i responsabili saranno deferiti all’Autorità Giudiziaria e che le loro posizioni saranno valutate anche ai fini dell’eventuale emissione di provvedimenti di DASPO.
Al termine dell’incontro, circa 100 tifosi ultras del Campobasso si sono posizionati nei pressi del varco previsto per l’uscita dei sostenitori della Torres. Secondo quanto riportato dalla Questura, gli stessi hanno assunto atteggiamenti minacciosi e di sfida e hanno insistito nella loro condotta nonostante le reiterate intimazioni delle forze dell’ordine ad allontanarsi. Anche per loro saranno valutate eventuali responsabilità penali e l’eventuale emissione di provvedimenti di DASPO.
Da dove nasce questa rivalità?
Il rapporto tra le due tifoserie, del resto, non si limita a quanto accaduto domenica.
Nel tempo ci sono stati episodi, provocazioni e momenti di tensione che hanno contribuito a rendere sempre più difficile il rapporto tra le due tifoserie.
Una storia che non comincia oggi, ma da alcuni tifosi del Campobasso, che, amareggiati dall’esclusione del Lupo dalla Serie C per motivi alquanto discutibili, hanno trovato nella Torres (riammessa al posto del Campobassso) il caprio espriatorio.
Una provocazione può restare legata al dito che e può essere ripresa mesi o anni dopo. Può diventare parte di una narrazione collettiva.
Al termine della precedente sfida tra Campobasso e Torres, un sostenitore sassarese, mentre si allontanava dallo stadio Molinari a bordo di un minivan, lanciò una bottiglia di vetro verso alcuni tifosi del Campobasso che stavano lasciando l’impianto. Il gesto, secondo quanto riportato all’epoca, non provocò danni a persone o cose, ma il responsabile venne identificato e colpito da un DASPO della durata di un anno.
Nello stesso dopogara, un sostenitore del Campobasso raggiunse la recinzione che separava il parcheggio locale da quello ospite, inveendo contro i tifosi sardi e colpendo ripetutamente il divisorio con dei calci. La situazione rese necessario l’intervento delle forze dell’ordine per evitare lo scavalcamento della barriera. Anche in questo caso scattò un DASPO della durata di un anno.
Poi, il 10 gennaio 2026, un nuovo momento di tensione dopo il 2-2 disputato al Vanni Sanna.
Il Campobasso comunicò che il proprio vicepresidente Nicola Cirrincione era stato destinatario di espressioni verbali inappropriate da parte di alcuni sostenitori della Torres presenti in tribuna. La società sassarese negò tali circostanze.
L’episodio più grave questa domenica, con la sensazione che non sia finita qui. E se davvero tutto è nato da qualcuno che non ha dato peso alle sue parole perchè dietro una tastiera tutto è più facile, allora è proprio qui che bisogna interrompere il meccanismo.
Quello che scriviamo online non si spegne insieme al telefono. E questo dovrebbe essere ancora più evidente oggi, dopo anni di social network entrati stabilmente nella nostra vita.
